Il miglior investimento della casa? Quello che calpesti ogni giorno.

Lo dico senza esitazioni: spendere sul pavimento ha senso.
Anzi, spesso ha molto più senso che spendere su altre cose che in casa si notano, colpiscono per una settimana e poi spariscono nel rumore di fondo.
Il pavimento è ovunque. Puoi avere un arredo pensato da designer acutissimi, me compresa nelle giornate buone, ma se sotto c’è una superficie mediocre, l’ambiente perde intenzione. Perde spessore, perde quella sensazione di coerenza che magari non sai nominare subito, ma senti immediatamente addosso.

Il parquet, quando è quello giusto, cambia proprio il modo in cui la casa ti arriva addosso. Rende gli spazi più morbidi. Più pieni. Ti rilassa, davvero.
Certo, è anche una questione estetica, ma non finisce lì la matassa, anche il marmo ha un’eleganza intramontabile -nessuno lo discute- ma lasciami dire che il legno, in una casa, rende i respiri più lenti.

E poi c’è la posa.
Qui lo ammetto: sono di parte.
Ho un’ossessione dichiarata per la spina ungherese e per quella francese. La spina italiana, per una volta, la metto al secondo posto. Anche i cugini d’Oltralpe, purtroppo, la sanno lunga in tema di eleganza. Abbiamo già il bidet, non possiamo vincerle tutte.
La spina, quando è fatta bene, ha qualcosa che va ben oltre il semplice pavimento. Disegna, ordina, allunga lo spazio, gli dà ritmo. Non stanca in fretta perché non è l’hype di una moda momentanea. A Versailles del parquet si faceva già ampio uso secoli fa, anche negli appartamenti privati reali: il che dovrebbe bastare a ridimensionare certe arie da “nuova ossessione borghese”. È una scelta che il tempo ha già abbondantemente promosso.

Eccoci poi all’obiezione classica. Tanto lo so, era qui che saresti andato a parare, se sei tra gli scettici:
Sì, però il parquet è delicato.”
Ogni volta penso che su questo tema si sia diffusa una forma di terrorismo domestico piuttosto curiosa.
Il parquet non è fatto di ostie consacrate. È un materiale vivo. Questo sì. E proprio per questo va trattato con un minimo di attenzione. Ma quel minimo di attenzione è, francamente, ciò che chiunque dovrebbe avere comunque dentro casa: non trascinare mobili come se stessi svuotando un magazzino, non lasciare acqua stagnante in giro…voglio dire: un minimo di amor proprio. Nulla di più.
La manutenzione, nella realtà, è molto meno pesante di quanto si racconti. Spesso il problema non è il parquet. È l’idea che abbiamo di certi materiali, come se tutto ciò che è bello dovesse anche restare immutabile nel tempo. Ci piacerebbe fosse così? A me no.
Eccetto le rughe sulla fronte, quelle potrebbero anche non comparire e credo siamo tutti d’accordo, almeno su questo.

Adesso però arriva la mia provocazione, che ci sta sempre, e se sei di qui lo sai: se scegli di farti un parquet di quelli che davvero ti tolgono il fiato, e magari ci investi una cifra importante, questo non giustifica il delirio di pretendere che gli ospiti si tolgano le scarpe all’ingresso. No.
L’imbarazzo non è elegante, voyons. Il parquet lo è.
Vedila così: una casa bella non dovrebbe mettere in difficoltà chi entra. E se un materiale è talmente “prezioso” da costringerti a sorvegliare chiunque varchi la soglia, allora c’è qualcosa che non va nel rapporto che hai costruito con quella casa. E mi fermo al rapporto con la casa perché Freud non rientrava nel piano di studi di Architettura. Però potresti indagare oltre.

Insomma, il punto non è vivere meno per conservare meglio. Il punto è scegliere bene, usare con intelligenza e lasciare che il tempo faccia il suo lavoro. E forse è proprio questo che mi piace tanto del legno: non fa nulla per restare immobile al tempo della posa.
Il parquet, col tempo, fa quello che fanno le cose riuscite: assorbe la vita. Si segna, certo, e proprio quei segni, spesso, lo rendono più credibile.

Per questo, quando si tratta di pavimenti, continuo a pensare che valga la pena spendere dove conta davvero. Perché il pavimento è ciò che vedi sempre, anche quando non lo guardi.
Il soffitto, in confronto, è quasi un lusso occasionale: lo noti nei momenti contemplativi, se vivi in costante estasi barocca o quando sei sdraiato a rivalutare alcune scelte di vita.
Il pavimento, invece, accompagna ogni passo, ogni stanza, ogni giornata storta.
E visto che nella vita si cammina molto più spesso a testa in giù, io almeno lì sotto preferisco avere del legno.